di Giorgio Billeri
Sensazione di potenza. Di strapotere fisico. Di gigantismo tecnico ed atletico in un campionato atipico, fatto di tanto talento, di ricorso quasi jugoslavo al tiro da tre punti pensando sempre meno al gioco nell’area colorata, che poi è la base, il nutrimento, la ragione d’essere della pallacanestro. La Verodol Pielle, che siede da splendida capolista sulla poltrona accanto all’albero di Natale e davanti al caminetto crepitante, ha scelto la strada opposta. Ha costruito il roster, anzitutto, sull’impatto, sul peso specifico dei lunghi, ha edificato le sue quindici vittorie, prevalentemente, sul gioco vicino a canestro. Ha tre giocatori che nessun altro ha, e Turchetto può farli ruotare con il bilancino del farmacista, preservandoli anche dalla mannaia dei falli. Kluychnyk, Gabrovsek ed Ebeling sono multiformi, uno, nessuno e centomila. Se ricevono palla sotto impongono la legge di chili, centimetri e mestiere. Se le difese collassano, hanno mano educata anche da tre punti.
Il concetto, espresso in numeri, è ancora più chiaro. I tre combinano 31,4 punti e 18,4 rimbalzi di media: nessuno, neppure la celebrata Virtus Roma, fa meglio. E a proposito di rimbalzi, la formazione livornese ne prende più di tutta la concorrenza (669) e traduce la propria pericolosità vicino a canestro anche con la possibilità di andare spesso in lunetta, dove peraltro gli specialisti sono davvero la creme de la creme. Ennio Leonzio è il bounty killer dagli occhi di ghiaccio, ha sbagliato un tiro libero sugli oltre 80 tentati (98.8 per cento la sua irreale percentuale), Mattia Venucci lo segue al quinto posto assoluto con il 92,2 ma benissimo fa anche Gabrovsek con 82,1. Pericolosità, falli subiti, liberi a segno: il bello della semplicità, la strada maestra che porta alla vittoria.
La Pielle tira con il 34% da tre e con il 48% da due, e non veleggia nelle zone nobili di queste specialità. Ma, con i rimbalzi, i falli subiti e gli assist aumentano i possessi, e alla fine la bilancia pende dalla parte biancazzurra. Non è un caso che nella valutazione, statistica che mette insieme il contributo di ciascun giocatore alla partita nelle varie specialità, la Pielle è prima, nettamente davanti al resto della concorrenza. E poi c’è la difesa, eccellente, prima in ogni voce, che obbliga gli avversari al 47% da due e addirittura al 28% da tre punti. Ecco, l’altra chiave per la felicità.
Altre pepite d’oro sparse di questo girone d’andata ormai quasi archiviato: il 42,9 di Gabrovsek nel tiro pesante, seguito dal 39,6 di Mennella, dal 36,8 di Leonzio e dal 36.2 di Lucarelli, il 55,3 dello sloveno da due punti, i tre in doppia cifra di media (Gabro 14,5, Leonzio 13,8, Lucarelli 10 ma anche Alibegovic 8,9 e Kluychnyk 8,3), i 6,9 rimbalzi di media di Ebeling (che ci aggiunge anche 1,4 stoppate), i tre assist di media di Leonzio, 2,9 di Bonacini e 2,6 di Venucci.
Insomma. Quindici partite, quindici palpiti da circoletto rosso, una squadra di altissimo livello per questa categoria, che ha ancora margini di crescita, che si infiamma con la sua gente e la infiamma a sua volta. Squadra esperta, tetragona, micidiale negli arrivi punto a punto (malasorte di Roma a parte). Il traguardo è ancora da immaginare, lontanissimo, ma il bello del viaggio è il viaggio stesso. E com’è stato bello, sinora.
Foto:Giulia Bellaveglia











