di Daniele Marzi
NOVARA-LIVORNO 0-0 (1-4 dcr)
NOVARA (3-4-2-1): Brancolini; Miceli, Cannavaro, Lorenzini; Valdesi, Collodel (44’st Donadio), Ranieri (20’st Nichetti), Lartey (20’st Zambataro); Arboscello (20’st Romano), Ledonne (32’st Basso); Lanini. A disp.: Boseggia, Anfossi, Zuppel, Khailoti, Canneti, De Nicolo, D’Alessio. All.: Birindelli.
LIVORNO (4-2-3-1): Ciobanu; Gentile, Djidji, Pittino, Rizza (31’st Falasco); Menarini, Calabrò (42’st Bacciardi); Marinari (38’st Mawete), Peralta (31’st Gabbiani), Malagrida (42’st Aramu); Mancini. A disp.: Tani, Martinez; Bachini, Arrigoni, Morachioli, Regazzetti, Badoro, Veseli. All. Lucarelli.
ARBITRO: Pasculli di Como (Antonicelli-Pastori); Massari.
NOTE: ammoniti: Ranieri, Mancini, Malagrida; angoli 3-8; rec.: 0’pt; 5’st; sequenza rigori: Aramu (gol); Valdesi (parato); Mancini (gol); Basso (parato); Bacciardi (gol); Lanini (gol); Gabbiani (gol).
Il Livorno ritrova il sorriso in Coppa Italia e lo fa grazie soprattutto alle mani di Danko Ciobanu. Dopo lo 0-0 dei novanta minuti contro il Novara, gli amaranto si impongono 4-1 ai calci di rigore e conquistano l’accesso agli ottavi di finale, dove troveranno lo Spezia. Il portiere amaranto è il grande protagonista della serata: para consecutivamente i primi due penalty piemontesi, quelli di Valdesi e Basso, indirizzando una serie dagli undici metri poi gestita senza errori dai compagni.
Una qualificazione importante anche per il modo in cui arriva. Cristiano Lucarelli aveva scelto un turnover piuttosto marcato rispetto alle ultime uscite, ma il Livorno non ha perso né equilibrio né personalità. Anzi, dopo la prestazione poco brillante di Pineto, dalla trasferta piemontese arrivano indicazioni incoraggianti soprattutto sul piano dell’atteggiamento e delle alternative a disposizione dell’allenatore. Il modulo resta il 4-2-3-1. Davanti a Ciobanu, Lucarelli schiera Gentile, Djidji, Pittino e Rizza, con Menarini e Calabrò in mezzo al campo. Marinari, Peralta e Malagrida agiscono alle spalle di Mancini. Una formazione con diversi giocatori chiamati a sfruttare l’occasione e che approccia bene la partita, mettendo inizialmente in difficoltà un Novara costretto a impiegare qualche minuto per trovare distanze e organizzazione.
Con il passare del tempo i piemontesi riescono a sistemarsi, ma senza prendere realmente il controllo dell’incontro. Il Livorno rimane compatto, concede poco e prova a costruire quando ne ha la possibilità. Mancini offre profondità e lavoro al reparto offensivo, mentre Peralta prova a cucire centrocampo e attacco. Sulle fasce Marinari e Malagrida alternano accelerazioni e ripiegamenti, contribuendo a mantenere la squadra corta.
Tra le risposte più interessanti c’è quella di Menarini. Il centrocampista mette insieme una prova di sostanza, fatta di corsa, recuperi e qualità nella gestione del pallone, dimostrando di poter rappresentare qualcosa in più di una semplice alternativa nelle rotazioni. Nel complesso gli amaranto non dominano, ma giocano una partita ordinata e senza quelle pause che avevano caratterizzato altri momenti di questo avvio di stagione.
Dall’altra parte il Novara di Alessandro Birindelli conferma di essere ancora una squadra in fase di rodaggio. L’ex allenatore della Pianese prova a modificare l’inerzia nella ripresa inserendo Nichetti, Zambataro e Romano, ma la formazione piemontese fatica a trovare continuità negli ultimi metri.
Lucarelli risponde utilizzando progressivamente la panchina. Al 31’ Falasco rileva Rizza e Gabbiani prende il posto di Peralta. Poco dopo entra Mawete per Marinari, mentre nel finale arrivano anche Bacciardi e Aramu al posto di Calabrò e Malagrida. Cambiano gli interpreti, non l’atteggiamento del Livorno, che continua a cercare la metà campo avversaria senza abbassarsi a protezione dello 0-0.
Si va così direttamente ai rigori. E lì comincia lo spettacolo di Ciobanu. Aramu si presenta per primo dal dischetto e porta avanti il Livorno. Tocca quindi a Valdesi, ma Ciobanu intuisce e respinge. Mancini non sbaglia il secondo penalty amaranto, poi il portiere si ripete anche su Basso: due conclusioni del Novara e due parate.
A quel punto la strada verso gli ottavi diventa in discesa. Bacciardi realizza il terzo rigore, Lanini riesce a tenere momentaneamente aperta la serie segnando l’unico penalty piemontese, ma Gabbiani è glaciale e firma il definitivo 4-1. Quattro tiri dal dischetto, quattro gol per il Livorno.
La Coppa regala così agli amaranto una serata utile sotto diversi aspetti. C’è la qualificazione, naturalmente, ma soprattutto c’è la risposta di una squadra profondamente modificata nell’undici iniziale e comunque capace di mantenere una propria identità. Il turnover ha dato indicazioni positive a Lucarelli, con alcuni elementi meno utilizzati che hanno dimostrato di poter alzare la concorrenza interna.
Il Livorno non torna da Novara con una prestazione spettacolare, ma con qualcosa che in questo momento può valere altrettanto: solidità, fiducia e la consapevolezza di avere alternative credibili. Dopo Pineto serviva un segnale e, almeno sul piano dell’atteggiamento, è arrivato. Poi c’è Ciobanu. Quando la qualificazione si è trasformata in una sfida dagli undici metri, il portiere amaranto ha fatto ancora una volta la differenza. Due parate consecutive, Novara subito alle corde e Livorno agli ottavi. Oltre alla gara di campionato del 12 settembre, ci sarà dunque un altro appuntamento – mai banale – con lo Spezia. Questa volta con in palio il passaggio del turno in Coppa Italia che per i Lucarelli è uno degli obiettivi di stagione







