Comunicato stampa a firma Lorenzo Cosimi Segretario Federazione PCI LIVORNO
“Mentre sventolano i rendering faraonici di un’opera mastodontica che dovrebbe sorgere nel cuore della città, alcune riflessioni sono doverose. Sotto l’enfasi della presentazione del progetto del nuovo ospedale, si cela l’arretramento del servizio sanitario pubblico, un’operazione da centinaia di milioni di euro gestita tramite finanza di progetto (Inail) che rischia di trasformare la salute in una merce. La concentrazione di tutti i servizi di cura in un unico grande polo urbano viene vissuta come modernizzazione, ma cela la progressiva privatizzazione dei servizi accessori e l’abbandono della medicina di prossimità.
La vera battaglia si gioca sulla pelle delle classi popolari e nei quartieri periferici della città. La propaganda regionale celebra presunti trionfi nei territori decentrati, ma la realtà quotidiana racconta di liste d’attesa infinite, pronto soccorso in affanno e un impoverimento della rete medica di base. Il diritto alla salute non si difende costruendo grandi cattedrali nel tessuto urbano, bensì potenziando i presidi diffusi, garantendo il personale medico necessario e l’assunzione diretta, non esternalizzando la gestione della cura.
Il sistema sanitario nazionale, permeato da decenni da politiche neoliberiste adottate sia dal centrodestra che dal centrosinistra, ha accettato un modello aziendalistico che vede i pazienti come “clienti” e gli ospedali come aziende da mettere a bilancio. Per noi, la salute è un diritto universale e inalienabile, non un’occasione per monetizzare. Il mantenimento del presidio nel centro cittadino, unito al depotenziamento dei servizi capillari nei quartieri e nei centri vicini (come dimostrano le tensioni sull’area vasta) dai bilanci alla gestione del personale, dimostra come l’aziendalizzazione influenzi il tutto. È sicuramente opportuno citare alcuni dati, affinché si comprenda al meglio come la dottrina neoliberista sta distruggendo la sanità pubblica con metodo scientifico: il definanziamento sul pil è pari al 6,3%, relegando l’Italia agli ultimi posti a livello europeo per spesa sanitaria, poi vi è stato un decennio di austerità dal 2010 al 2019 dove i tagli lineari hanno raggiunto la cifra di 37 miliardi, inoltre dal 2013 al 2023 si registra la chiusura di 70 ospedali e la diminuzione di 10000 posti letto in tutto il paese, per di più vi è una carenza di 30000 medici e 70000 infermieri e si stima una insufficienza di 80000 operatori socio-sanitari. Nel contesto attuale sotto il profilo economico, con una pesantissima inflazione che colpisce i lavoratori e le fasce più deboli, vi sono tra 4,5 e i 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure e nella nostra regione più del 30% dei pazienti. Di fronte a questi numeri drammatici si continua serenamente a investire nelle armi, nel 2026 33,9 miliardi votati dal governo e da quelle opposizioni che sui grandi temi strategici che vanno dalle questioni internazionali alle tematiche riguardante i diritti del mondo del lavoro, condividono la solita impostazione ideologica. In realtà, risultano comiche le proteste della destra cittadina sul progetto del nuovo ospedale, sui tagli e il malfunzionamento del SSN, visto che il loro governo taglia e depotenzia su tutto, dai fondi per la disabilità ai finanziamenti per il sociale. Pensiamo per un momento quante possibilità di miglioramento della sanità pubblica in termini di efficienza e di abbattimento delle liste di attesa se i 33,9 miliardi fossero stati trasferiti sul SSN.
La vera “Cittadella della Salute” si costruisce nelle strade, pretendendo un sistema sanitario interamente pubblico, gratuito e universale, non con operazioni di “rigenerazione urbana” per non dire immobiliari. Detto questo non bisogna assolutamente illudersi, solo un altro tipo di società può realmente soddisfare i bisogni basilari dell’uomo come il diritto alla salute; l’attuale sistema economico e sociale non ha nessun interesse a che l’uomo e i suoi diritti prevalgano sul profitto”











