di Giorgio Billeri
VERODOL PIELLE: Venucci 9, Leonzio 7, Mennella 9, Savoldelli, Alibegovic 5, Ebeling 10, Lucarelli 21, Gabrovsek 6, Klyuchnyk 16, Virant.
ELACHEM VIGEVANO: Fantoma, Verazzo 9, Kancleris 13, Boglio 17, Gajic, Corgnati 8, Zacchigna 6, Mazzantini 3, Diouf 8, Cucchiaro 20, Lucchini.
Gli arbitri sbagliano tutto. Leonzio si fa male. Vigevano non sbaglia mai. E dunque, finisce qui. Addio ai playoff, alla stagione, ai sogni per la Pielle. Un finale malinconico, con tanta rabbia per non aver potuto giocare alla pari contro un’ottima Elachem, regina delle triple che si prende garaquattro e vola nella finale che spalanca le porte dell’ A2. Ma finisce con i cori della gente, di questo pubblico impagabile che applaude, riconoscendo alla propria squadra di aver dato tutto, mostra le sciarpe e il proprio sentimento.
Gli arbitri, ancora una volta, ci hanno messo lo zampino, con decisioni assurde che hanno innervosito una Verodol già stanca e incerottata. Senza il peso di Donzelli sottocanestro e nelle rotazioni difensive, con Leonzio che si fa male e reasta a guardare quasi mezza partita, senza la regia di Traini (e di Bonacini, praticamente out da mezza stagione), con Ebeling che da settimane gioca su una gamba sola, con Gabrovsek limitato dalla caviglia, ci voleva un autentico miracolo sportivo per garantirsi la bella in terra di Lomellina. Era chiedere davvero troppo a una squadra stoica, che ha lanciato le stampelle oltre l’ostacolo, che ha giocato nove partite in 25 giorni. Che ha gettato alle ortiche la colossale occasione di garauno ma ci ha creduto, sempre e comunque, anche questa sera, almeno per quasi tre quarti, in quella corrispondenza d’amore con tremila, forse più, tifosi che non si trovano nel resto d’Italia, come lo stesso coach Turchetto ha detto.
La Pielle esce dai playoff a testa altissima, con l’onore delle armi. Delusione, certo, per l’ennesimo progetto che muore a pochi passi dal traguardo. Ma anche consapevolezza di essere andati oltre propri limiti, di aver conquistato una storica Coppa Italia, di aver vinto 28 partite nella stagione regolare. Poi la malasorte e qualche prestazione disgraziata, oltre a tre arbitri inguardabili, hanno scritto l’epilogo. Ma da questo cuore, da questo carattere la Pielle deve ripartire, l’anno prossimo, per provarci ancora.
La Pielle parte con il diavolo alle calcagna. Corre, accelera, segna, difende, l’atteggiamento è quello giusto. Mennella e Kly sono due fattori, Salieri deve fermare l’emorragia con un time out (10-2) ma la Verodol è micidiale in transizione e nel tiro da tre: 18-7. Vigevano inizia la sua partita dopo un avvio contratto, Boglio inizia a martellare, Gabro non trova il canestro e il primo quarto si chiude con una tripla da venti metri di Cucchiaro: 22-22, da non credere, controparziale di 4-15.
Gli arbitri, è già accaduto in questa serie, tentano di rovinare una bella partita. Due decisioni cervellotiche su Lucarelli e Venucci danno benzina a Vigevano che scappa avanti con Diouf e Corgnati. Battaglia palla su palla. Mennella è l’anima, il cuore insieme a Kly che domina le plance, dall’altra parte fa tutto Cucchiaro, la classe operaia che va in paradiso: 10 punti in fila ed è 40-43. Il Palamacchia si infuria per un fallo clamoroso non fischiato contro il centro ucraino e poi Lucarelli, arbitri davvero imbarazzanti e con un atteggiamento indisponente. Poco è servito l’appello all’equità del presidente piellino Farneti. All’intervallo lungo gli ospiti sono avanti 43-45.
Dal basket alla corrida: contatti, mazzate, fallacci non ravvisati, o fraintesi. Leonzio si fa male e non rientra, una maledizione. L’aria da corrida premia Vigevano che allunga decisamente davanti a una Verodol stanca, stanchissima. La tripla di Verazzo porta la Elachem a più nove (55-64). Ma non è finita, perché il cuore qualcosa significa: 63-68 all’ultima sirena, in fondo al tunnel si intravede ancora una lucina. Ma Vigevano è baciata dalla Dea del canestro, la mette sempre da tre punti con Cucchiaro che da perfetto sconosciuto diventa Oscar Schmidt, una macchina infernale. Gli arbitri ignorano ancora una mazzata su Ebeling, non fischiano l’intenzionale di Gajc su Mennella, insomma un disastro. Kancleris si iscrive alla partita con 4 punti consecutivi. Tutta in piedi l’incredibile gente del Palamacchia, altro fischio sospetto contro Venucci. Come lotta la Verodol, resta negli specchietti di Vigevano. Sul meno 7 chi ci si mette? L’arbitro, la signora Corrias, che si inventa un fallo in attacco di Venucci. Davvero inspiegabile. Cucchiaro, miracolato, con l’ennesima tripla chiude a doppia mandata la vittoria ospite. Finisce la partita, la stagione e il sogno della Pielle. Ma i tifosi cantano. L’amore più forte di tutto.











