di Giorgio Billeri
Fermati, Livorno. Piangi, se vuoi, ricorda, abbassa per un minuto la tua voce sempre alta, eccessiva, un’ottava sopra. È il momento del silenzio, dell’omaggio, del ringraziamento. Verso un giovane uomo, Marco Benvenuti, la cui corsa breve, troppo breve, si è schiantata di colpo contro i 50 anni. Un età dove si continua a costruire, si tirano a galla le reti della prima maturità. Dove non si muore.
Stavolta, Livorno, non fare la stupida. Unisciti nell’applauso e nell’abbraccio. Da qualunque parte tu stia, Livorno, in qualunque direzione batta il tuo cuore inchinati e togliti il cappello al cospetto di un uomo che ha saputo sognare. Pochi lo fanno, in questa vita agrodolce, dove la realtà ti mette alla prova, dove c’è tanta prosa e poca poesia, troppo poca.
Questo ragazzo, da nove fusi orari di distanza, ha steso idealmente il suo sogno sulla sua città, dove il padre fu sindaco e tifoso libertassino di primissima fila. Ha visto, ad occhi aperti, la doppia Elle del suo cuore diventare splendida farfalla dalla crisalide che era. Ha speso, organizzato, scelto uomini e destini. Ha riportato il basket dov’era, eterno incendio delle viscere labroniche, con quella passione che incrinata la voce e solcava le sue notti.
Onore a Marco Benvenuti, onore ai 50 anni più intensi e favolosi, vissuti a tavoletta. Onore al presidente, all’uomo. Livorno, so che non farai la stupida. E che qualsiasi lacrima sarà salata come il tuo mare e non avrà bandiera. Onore a Marco Benvenuti, l’uomo che sussurrava ai canestri. E all’emozione.
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