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Home Cronaca

11 Aresti per l’assalto al portavalori

Simona Poggianti di Simona Poggianti
19 Maggio, 2025
Portavalori rapinato

I Carabinieri del Comando Provinciale di Livorno (coadiuvati dai Reparti dell’Arma territoriale competenti, nonchè da R.O.S., GIS – Gruppo Intervento Speciale, 1° Reggimento Paracadutisti “Tuscania”, Squadroni Eliportati “Cacciatori Sardegna e Sicilia”, SOS dei Battaglioni Toscana e Sardegna, Nuclei Elicotteri di Pisa ed Elmas, Nucleo Cinofili di Firenze, per un totale di oltre  300 Carabinieri) hanno dato esecuzione questa mattina, nelle province di Nuoro, Pisa e Bologna, ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Livorno – nei confronti di 11 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di rapina pluriaggravata, detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da guerra, esplosivo ed armi comuni da sparo nonché di furto pluriaggravato e ricettazione.

Il provvedimento è stato emesso a seguito di una complessa e tempestiva indagine denominata “Drago”, condotta dal  Nucleo Investigativo e coordinata dalla Procura di Livorno, a partire dal cruento assalto a due furgoni portavalori avvenuto il 28 marzo 2025 sulla SS1 Aurelia nel comune di San Vincenzo (LI), all’esito del quale un “commando” armato, composto da soggetti travisati e dall’accento sardo, si impossessò di circa 3.000.000 di euro, dandosi poi alla fuga a bordo di due SUV Volvo, provento di furti (consumati a partire dal settembre 2024 e sui quali erano state sostituite le targhe con altre anch’esse oggetto di furto) e di un terzo veicolo rapinato nell’immediatezza, unitamente alle armi di tre guardie “giurate”.

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Le indagini, sviluppate mediante attività di intercettazione e di osservazione oltre che attraverso l’analisi di numerosissime telecamere di videosorveglianza pubblica e privata, hanno consentito di accertare le relazioni tra gli indagati – italiani originari del nuorese di età compresa tra i 33 e i 54 anni, principalmente dediti all’attività di allevatori e coltivatori diretti – in gran parte specializzati nella commissione di rapine e nell’utilizzo di armi anche da guerra. I soggetti arrestati stavano pianificando la rapina da mesi, con tanto di alibi alibi e reperimento dei veicoli utilizzati  (2 dei quali oggetto di furto nell’ottobre scorso in Siena, utilizzati per bloccare il transito dei furgoni portavalori e dati alle fiamme nella circostanza). Certosina è stata l’attività che ha consentito in maniera efficace di ricostruire i transiti dei veicoli di interesse ed i movimenti in diverse province tra le regioni Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Umbria e Sardegna. 

In pochissimi giorni, sono state recuperate, in zone particolarmente impervie e di difficile accesso della provincia pisana, le 3 autovetture utilizzate per la fuga.

Di significativo rilievo anche i tempestivi riscontri forniti dal raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche. Le indagini hanno infatti consentito di sottoporre a STUB, analizzati dal RIS di Cagliari, due indagati, e di perquisire le pertinenze di un indagato permettendo il recupero di significativo materiale probatorio; in particolare, tra ceneri ancora calde di un fuoco, sono stati rinvenuti e repertati i resti di un telefono cellulare, un c.d. “burner phone” o “citofono”,  privo di collegamento internet, risultato, a seguito delle indagini tecniche delegate al RIS di Roma dello stesso modello dei burner phone usati per coordinare l’azione dei rapinatori. 

Sulla scorta delle indagini è stato possibile appurare che:

− gli indagati, per eludere sospetti, si erano accuratamente organizzati in partenze scaglionate dalla Sardegna sbarcando in porti differenti nei giorni antecedenti la rapina ai portavalori, rientrando sull’isola all’indomani dell’evento in diversi scali marittimi; 

− il componente del gruppo criminale individuato quale “palo” aveva trascorso più di 3 ore all’interno del proprio veicolo parcheggiato nei pressi della rotonda di immissione sull’Aurelia ed aveva effettuato una telefonata nel momento esatto in cui erano partiti i portavalori;  

− il più anziano degli indagati, stanziato ormai da anni nell’entroterra pisano, ha fornito ospitalità e sostegno logistico agli altri coindagati, permettendo loro di occultare le due Volvo, fornendo altresì rifugio la notte successiva all’assalto dei furgoni portavalori ed impegnandosi al fine di occultare, mediante il loro abbruciamento, le tracce del reato.

Le esigenze cautelari sono state motivate:

− dal fatto che gli indagati possano compiere altri reati della stessa specie e comunque altri gravi delitti con uso di armi e/o esplosivi, di cui essi hanno dimostrato di avere la disponibilità in notevole quantità e diversa tipologia, evincendosi altresì la notevole risolutezza e determinazione con cui è stato posto in essere l’assalto, essendo gli attuali indagati stati in grado di ridurre all’impotenza più addetti alla vigilanza ognuno dei quali dotato di arma;

− dalla non comune capacità organizzativa con la quale sono stati pianificati nel tempo i delitti (mediante viaggi, sopralluoghi, noleggio di veicoli, reperimento di ulteriori veicoli sottratti a terzi e di armi). Invero la rapina perpetrata in San Vincenzo è stato il risultato di una lunga attività di preparazione, iniziata quantomeno nel settembre 2024 quando venivano eseguiti i furti a Roma dei mezzi nonché con l’attivazione delle utenze inserite nei “burner phone” utilizzati, solo per i 4 giorni strettamente a ridosso della rapina, per mantenere in maniera occulta i contatti in concomitanza con la commissione dei reati e con i numerosi sopralluoghi effettuati da taluni degli indagati, giunti appositamente nel continente nei vari mesi in diverse composizioni, essendosi essi preoccupati di precostituirsi un alibi che potesse localizzarli lontano dal luogo di compimento dell’azione criminosa (come ad esempio quello di presenziare ad una concomitante fiera in Umbria ovvero quello di acquistare un macchinario agricolo in Emilia Romagna), alibi smentiti radicalmente dalle risultanze investigative;

− dalla personalità di taluni degli indagati, i quali annoverano tra l’altro precedenti penali specifici per detenzioni illegali di armi, esplosivi e rapine.

Simona Poggianti

Simona Poggianti

Appassionata di calcio e della sua città, Livorno, inizia a lavorare come giornalista sportivo alla radio e poi in TV e stampa. Ora si dedica al giornalismo online con l'amico Fabrizio Pucci a Urban Livorno. Per lei, il giornalismo deve essere utile alla comunità e far emergere le criticità, anche se ci saranno sempre degli errori commessi con la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta.

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