di Giorgio Billeri
La bellezza si annida ovunque. Anche nella più inutile e malinconica delle partite. Pontedera e Livorno sbadigliano e corricchiano, pensando già alle scogliere, alle spiagge e alle infradito. Ritmi bassi, al minimo sindacale. Finchè Diego Peralta si ricorda di essere un pescatore di perle, uno che sa immaginare traiettorie vietate agli altri, a livello di serie C. Controlla palla, alza la testa e vede l’unico spazio possibile, proprio sotto la traversa, all’incrocio. il suo arcobaleno è un inno alla bellezza, una pennellata del Rinascimento. Un gol meraviglioso, il più bello dell’anno, come prendere dieci in matematica l’ultimo giorno di scuola. E poi, la fotografia più bella e struggente di una stagione difficile: la corsa del fantasista in tribuna, il bacio sulle labbra al figlio, attraverso la rete di recinzione. Emozione che ci riconcilia con il calcio, quello vero, che è passione ed amore, oltre le brutture di questo ultimo periodo. Diego Peralta va in vacanza con lo zucchero nel cuore, e per la gente amaranto una partita inutile diventa bellezza, incanto, speranza.











