di Giorgio Billeri
VERODOL PIELLE: Ebeling 5, Gallo 7, Gabrovsek 6, Sacchetti 15, Leonzio 15, Tassinari 13, Tortù 15, Venucci, Donzelli 8, Traini.
NAPOLI EST: Galassi 10, Lenti 17, Bonacini 6, Almansi 4, Lucarelli 12, D’Offizi 2, Tekavcic 4, Mennella 14, Valentini 6, Sinagra.
Dieci minuti in paradiso. Alla Pielle basta questa accecante lama di luce in un pomeriggio fino a quel momento pieno di nuvoloni neri, paure, timori. Accade tutto all’improvviso: Napoli avanti 66-63. Tassinari trova la zingarata centrale, poi cattura il rimbalzo, sulla linea laterale fa passare la palla tra le gambe dell’avversario, si arresta da tree realizza. Il Palamacchia, sino a quel momento abbastanza freddino, si incendia. Gallo, fino ad allora anonimo, trova due triple in sequenza. Donzelli, fino ad allora silenzioso, Ebeling e infine Leonzio trovano la retina dai 6,75. E’ lo strappo, e il salmo finisce in gloria in un palasport che è una polizza sulla vita. La Pielle ritrova il successo, ma non dobbiamo nascondere i problemi, che non sono superati, anzi. Per 30 minuti abbondanti la Verodol ha giocato un basket confuso, impaurito, dove ognuno ha cercato di fare il salvatore della patria. La Napoli degli ex dal dente avvelenato (Lucarelli, Mennella e Lenti su tutti) ha fatto il suo dovere senza nemmeno strafare. Giocando un basket pulito, essenziale, passandosi la palla. Quello che la Pielle non ha fatto a lungo. Mail roster lungo, il talento e il fattore Palamacchia hanno fatto la differenza.
Quanta sofferenza, quanta fatica. Napoli che a forza di parziali, con Lenti che approfitta alla grande dell’assenza di un vero cinque in casa piellina, torna sempre in partita e la comanda per lunghi tratti. Un sontuoso Sacchetti tiene in piedi la baracca nel primo tempo. Nel finale c’è il cuore, l’adrenalina, il pubblico, la voglia. La Pielle torna a vincere, ma un brodino non guarisce l’ammalato: serve tanto lavoro.
LE PAGELLE
6 VENUCCI: Silente in attacco. In campo 13 minuti con due rimbalzi, non incide ma è come quel vecchio zio che, quando lo incontri, ti tranquillizza solo con la sua presenza.
7 GALLO: Così si accendono i grandi giocatori. Quando conta, quando la palla pesa come un’incudine. Le due triple in serie, una anche fuori equilibrio, spostano i piatti della bilancia. Doppio ciuff del ragazzo di Campania, e Napoli capisce che il sogno muore qui. Acquisto che sta portando dividendi da Wall Street.
5,5 TRAINI: Zero su due dal campo, ma tanta confusione e quella sensazione di essere un poco fuori dai giochi di Turchetto. Uno di quelli da recuperare, perché nei polpastrelli c’è tanto talento.
7,5 LEONZIO: Avere uno come Ennio in panchina è un lusso, come avere una Ferrari in garage ed andarci a fare un giro solo la domenica. Quindici punti in venti minuti e la tripla che fa scorrere i titoli di coda. Il pelo nell’uovo? Tiene troppo la palla, a volte. Ma chissenefrega, se poi incendia le retine.
7,5 SACCHETTI: Ben arrivato al figlio di Meo. Non si vincono gli scudetti a caso, non si arriva in nazionale a caso. Fisicamente non sarà scolpito da Fidia, ma nell’ordine: mette tre triple, trova un canestrone in reverse, fa tante cose utili. 15 punti: chapeau.
7,5 TASSINARI: Discese ardite e risalite, gloria e fango, delizie e sventatezze: prendere o lasciare, questo è il numero zero. La giocata con il tunnel all’avversario e la tripla è da Steph Curry planato per caso all’Ardenza. L’istinto al potere.
7 EBELING: Fatica a lungo. Poi, quando conta, due stoppate e una tripla che vale oro zecchino. Quando il figlio di John starà davvero bene, ne riparliamo.
6,5 TORTU’: Amaro destino, trovarsi sempre a marcare pivot più grossi di lui. E gli arbitri, va detto, lo tartassano. Ma alla fine, zitto zitto, 15 punti e 6 rimbalzi. Mica male.
6 GABROVSEK: Si sbatte per la squadra, ma sembra in un momento complicato, anche sul piano della fiducia. 6 punti, 6 rimbalzi: si può fare di più, si cantava un tempo.
6,5 DONZELLI: Tanto lavoro sporco e tanti errori, ma nel finale il colosso cremonese capisce che è il suo momento: 5 punti in fila e game over. Ci mette anche sette rimbalzoni











