Si conclude con la pubblicazione di un video sulla pagina Facebook “La fabbrica della Salute – Storie in movimento” l’esperienza vissuta dagli studenti della classe 3° C Scienze Umane del Liceo Cecioni di Livorno nell’ambito del progetto dedicato all’inclusione e al superamento dei pregiudizi legati al disagio psichico.
Il filmato, disponibile sulla pagina Facebook del progetto, racconta in forma sintetica ma efficace alcuni dei momenti più significativi del percorso: il contatto con la natura, le attività condivise tra studenti e giovani seguiti dai servizi di Salute mentale, le esperienze di gruppo tra trekking, mare e vita all’aria aperta. Un racconto diretto, costruito attraverso immagini e brevi sequenze, che restituisce il senso di un’esperienza basata sull’incontro, sulla collaborazione e sulla scoperta reciproca.
Protagonisti del video sono gli studenti: Kejsi Adviu, Francesca Barretta, Iris Bonfigli, Ginevra Bracaloni, Matteo Cassarà, Nadia Catone, Francesca D’Amore, Emma Del Re, Lisa Drago, Douaa Essaih, Greta Frangini, Cristian Gasperini, Angela Hoxha, Selene Maisto, Matilde Mastrosimone, Chiara Perullo, Aurora Poggiolini, Chiara Redini, Tommaso Ricci, Asia Silva e Giorgia Voliani.
“Esprimiamo grande soddisfazione per questo lavoro – sottolinea la direttrice della Salute Mentale Adulti, Paola Guglielmi – perché rappresenta in modo autentico lo spirito del progetto. I ragazzi sono riusciti a raccontare con immediatezza il valore dell’esperienza vissuta, dimostrando quanto sia importante creare occasioni di incontro reale e partecipato. La fabbrica della Salute non si esaurisce qui, ma grazie al prezioso supporto e alla disponibilità del dottor Paolo Pini, prosegue nel suo percorso coinvolgendo nuovi gruppi e nuovi contesti, continuando a promuovere inclusione e consapevolezza”.
Il progetto “La fabbrica della Salute”, avviato nelle Valli Etrusche, ha coinvolto studenti di diversi istituti e giovani seguiti dai servizi territoriali in esperienze immersive tra natura, sport e condivisione, con l’obiettivo di abbattere lo stigma e favorire relazioni autentiche. La dimensione social, affidata direttamente ai partecipanti, ha rappresentato un elemento distintivo dell’iniziativa, trasformando il racconto in un diario collettivo capace di restituire alla comunità il valore del percorso.











